vento nel vuoto

Giovedì 30 settembre

Caro diario, da oggi inizio a scriverti per la prima volta, ti racconterò le mie avventure ed i miei pensieri, adoro raccontare e poi in un futuro quando ti rileggerò, sarà come essere lì, per cui racconterò ciò che mi succede in prima persona, evidenziando tutti i dettagli della giornata, che ricordo.

Penso. Mi domando perché la gente continui a fare figli. Sono giunta alla conclusione che sia per puro egoismo, per auto gratificazione: nessuno di veramente altruista darebbe la vita ad altri membri della specie, considerando che vivere non è mai vivere. Passiamo ore, giorni, ferendoci e ferendo, sperando in un futuro migliore, nella piena e completa libertà di agire ed essere; vano miraggio, futile illusione.

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Se io fossi libera, sceglierei di volare, stagliarmi nel tempo e annullare lo spazio. Se fossi libera, probabilmente sarei serena, se fossi serena, probabilmente riuscirei a sopportare questo lento, incessante progredire della mia vita e non la penserei così. Nell’ allegria dell’ estate e di tutte quelle canzoni scadenti, qualcuno che apparentemente sta bene ma dentro si sente triste, è fuori luogo. Per questo preferisco l’inverno, o l’autunno: sembra che la Terra capisca la sottile vena malinconica che mi caratterizza, quel desiderio di calore di cui ho sempre bisogno. L’estate è la dimostrazione di quanto tutti siano felici, e di quanto sia enorme il mondo, che in qualche modo mi spaventa, ho paura della libertà: per chi è sempre stato chiuso in una gabbia, da cui vedeva l’esterno ma non lo toccava, sentire la consistenza dell’ erba, o il sapore del vento, può essere meraviglioso e inquietante allo stesso tempo.

Quando mi guardo dentro, non trovo altro che una rabbia che dimora nel mio stomaco, che vorrebbe essere vomitata addosso a chi ne è responsabile, purtroppo nessuno la capirà mai, è lì, come un drago nella sua tana, ma non potrà mai uscire a sputare il suo fuoco. Tante lacrime scendono, inutili e effimere: nessuno le vedrà o ascolterà mai, la stessa padrona non le considera, tante piccole voci che muoiono prima di nascere, non hanno nemmeno il tempo di far nascere in terra un piccolo germoglio, d’altra parte, quando si scontrano con l’asfalto, così indifferente, non possono far altro che rassegnarsi e morire, come le parole che lei ha in gola da una vita. “Più che vado avanti e più che il drago cresce, ho paura che mi mangerà dall’ interno.”

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Suona la sveglia, buon giorno mondo, è ora di cominciare un’altra giornata, mi ricordo il bellissimo sogno che stavo facendo fino a qualche secondo fa: c’era un ragazzo dai capelli biondi quasi bianchi, di cui riuscivo a vedere soltanto la bocca e che mi stava sussurrando qualcosa, che io non capivo perché stavo correndo via dato che mi sentivo spaventata. Ricordo che aveva una felpa nera, troppo grande per lui e dei jeans larghi, stava seduto nel buio e aveva i capelli scompigliati da un vento inesistente, in quella strana dimensione, dopo aver sussurrato qualcosa, ha sorriso, le labbra piene si sono increspate in un’ espressione a metà tra la sincera felicità e odio, infine, poco prima del suono della sveglia ha alzato gli occhi a guardare i miei ed erano il sinistro di un azzurro cielo ed il destro castano scuro, quello sguardo così intenso mi ha trafitta. Questo sogno mi è piaciuto, ha un po’ smosso le mie emozioni, quel ragazzo mi ha colpita ed è stato come aver visto una persona reale, invece del frutto del mio cervello.

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Comunque sono in enorme ritardo, sto correndo per arrivare alla fermata dell’ autobus, ci entro (per fortuna) e pochi minuti dopo sono a scuola. Suona la campanella ed entra il professore della prima ora, stamattina si inizia con matematica, “amo” il giovedì penso tra me e me; una volta seduto, Hamilton dice “Da oggi ci sarà un nuovo studente seduto accanto ad Angel, il suo nome è Gabriel”, poi si gira verso la porta e fa un cenno, un ragazzo entra tranquillo, con un orecchino al sopracciglio sinistro ed un anello al pollice dello stesso lato, impiego un po’ di tempo a capire chi sia, perché ha i capelli tirati indietro con una passata e mentre camminava avevo visto solo il lato sinistro, tuttavia quando si volta riconosco i suoi occhi eterocromatici, è lui! Mi individua subito e mi rivolge lo stesso sorriso del mio sogno, sussurra di nuovo, stavolta ho capito ciò che ha detto, semplicemente “Angel”.

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