Scream it loud

Perché è così che ti sento:

pelle nuda sulla mia.

E’ più che sesso

più che averti dentro

più che godere.

Sono ansimi che si mischiano,

lacrime svestite

e voglia di rifarlo ogni minuto.

 

Tanta voglia,

che riempie la testa

e le dita che mi toccano.

Non sarà mai come averti addosso,

è una cassetta che si consuma

ogni volta che la guardo,

una sensazione che voglio sempre viva ed ardente in mè.

 

 

E’ morbosità

E’ attrito

E’ dolore nello stomaco

E’ Fenice e Angelo e Demone e Dio.

 

 

Siamo la fine e l’ inizio

noi non siamo vita,

noi creiamo vita.

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teardrops

Sarà la gelosia folle che si impossessa dei miei respiri, disperdendoli o forse la tristezza di non averti mio e mio soltanto ma non mi piaccio. Eppure mi piaccio lo stesso, eppure mi piaci, anche se mi ferisci a morte ogni volta che guardi l’ altra persona, che la pensi o ne parli. Sono io quella esterna a voi due, lo so: il destino me lo ricorda sempre con le sue tante coincidenze che vi legano e sminuiscono me ed il mio amore per te; non lo accetto e piango ogni mia lacrima, finché vorrei piangere ma non ne ho più. Poi c’è lui, che vive solo per te e chiama comunque me, mi vuole ma ti vuole di più, mi evita o isola ma mi cerca ed è tutto così confuso dentro che vorrei soltanto dormire, sognare quelle avventure sconclusionate, spaventose e piene di sesso e morte, che tanto sembrano più ordinate e confortanti. E piango, piango ancora, finisco le lacrime e allora piango solo con la voce, mi ricarico e le finisco di nuovo e tu non lo sai, non ci sei quando lo faccio, non ci sei quando la mia crisi tocca il culmine: arrivi sempre quel momento dopo e tutto è già finito o sono sfinita. Dove sei adesso? Perché non mi hai risposto ad affermazioni per me tanto importanti e sei fuggito? Non torni più? Hai detto che ti manco, che mi ami, adesso non sei qui a dimostrarmelo. Tornerai ed eviterai di parlare chiaro e di parlare di ciò che ti ho detto e che per me è tanto importante ed io non so se avrò la forza di chiederti una risposta. Non ci sei ed il tempo passa, le lancette segnano il tempo che abbiamo a disposizione noi due e tu lo stai sprecando.

Paprika, sognando un sogno (パプリカ Papurika )

 

Il sogno è un mondo sconfinato e affascinante, in cui l’ uomo, per sua naturale curiosità, desidera, e infine riesce, ad entrare; questo è il principio che sta alla base di “Paprika, sognando un sogno”: lungometraggio d’animazione giapponese del 2006 scritto, disegnato e diretto dal maestro Satoshi Kon, tratto dall’omonimo romanzo di Yasutaka Tsutsui, presentato in anteprima mondiale alla 63° Mostra internazionale d’ arte cinematografica di Venezia del 2006. Il film è poi uscito nelle sale italiane a partire dal 15 giugno 2007.

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Atsuko Chiba è una psicoterapeuta che cura i traumi dei suoi pazienti, comunicando col loro mondo onirico: la terapia è in grado penetrare i sogni e di esplorare l’inconscio, grazie alla “DC-Mini”; prima ancora di essere brevettato, il congegno viene trafugato e il Dottor Shima, direttore e mentore di Atsuko, imprigionato in un sogno, che influenza la sua coscienza e lo porta a gettarsi da una finestra, non riuscendo più a distinguere la realtà dalla fantasia. Il misterioso nemico è deciso a interferire coi sogni di tutti, a manipolarli e a diventare il re di entrambi gli universi, l’ uso scorretto del DC-Mini può infatti modificare profondamente la psiche del sognatore, rendendola sottomessa alla volontà di chiunque sia capace di interferire coi sogni. Konakawa, un detective, decide di indagare, aiutato da Paprika, alter ego onirico della dottoressa Atsuko, e dal dottor Tokita, il geniale e infantile inventore del prototipo.

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Sogno e realtà, altri mondi e quello che tutti conosciamo sono mischiati magistralmente, in Paprika, a creare paralleli alternativi e coloratissimi, in cui l’occhio si perde e la mente si immerge; il regista è stato in grado di portare lo spettatore a provare la stessa confusione e perdizione che sentono i personaggi, arrivando a vedere la protagonista come colei che, oltre a liberare loro dal mondo onirico, libera anche egli stesso.

 

I personaggi attorno a cui ruotano i fatti sono pochi e tutti molto ben caratterizzati, a prescindere dalla quantità di tempo in cui compaiono; uno dei principali è la signorina Atsuko, molto diversa da Paprika, la quale è vivace ed apparentemente spensierata; infatti ella è seria e riservata e non sogna qualcosa di suo da molto tempo, invece il suo alter ego vive completamente immersa in quei luoghi che a lei sono preclusi. Il dottor Tokita invece sembra un personaggio dalla caratterizzazione semplice: un “mangione” che per puro divertimento ed interesse personale è riuscito a creare un congegno in grado di violare i sogni, senza curarsi degli effetti negativi che questo avrebbe potuto sortire, probabilmente perché lui ed il collega e cosviluppatore Himuro vivevano già immersi in un loro universo, già da prima di inventare la DC-Mini; è quando la dottoressa Chiba mostra un sentimento particolare nei suoi confronti, che anche noi iniziamo a dargli un’ importanza diversa.

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Un altro personaggio fondamentale che ci accompagna nel mistero è il detective Konakawa, che chiede aiuto a Paprika per capire ciò che accade nel suo inconscio: molti dei suoi sogni sono scene di film, nonostante egli sostenga di non amare il cinema, questo dettaglio, apparentemente poco rilevante, sarà in realtà molto importante per la sua guarigione.

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In questa pellicola è inserita anche qualche piccola “chicca”, per tutti i “nerd” ed i cinefili, infatti uno dei personaggi è molto simile ad un altro dell’ universo degli “X-Men”, vi sono inoltre alcune similitudini con “Inception”, film di Christopher Nolan, in cui alcune scene sono riprese, tra cui quella dell’ ascensore che si apre su vari scenari, a seconda del piano, infine sono presenti anche alcuni riferimenti a “Shining”, capolavoro di Stanley Kubrick… vedere per credere!

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“C’erano anche cinque dame, che danzavano sulle note della musica delle rane. Il vortice di carta riciclata era veramente uno spettacolo! Sembrava computer grafica, altroché! A me non piacciono i budini in technicolor e i borghesucci snob, è un fatto risaputo anche in Oceania! Credo sia arrivato il momento di tornare a casa, a contemplare un limpidissimo cielo azzurro. I coriandoli cominceranno a danzare davanti ai cancelli del tempio, il frigorifero e la cassetta postale guideranno il corteo! I controllori delle date di scadenza non fermeranno la parata trionfale, niente e nessuno potrà fermarla! Dovranno inchinarsi davanti alla grandezza dei righelli a triangolo! Sì, perché questa parata è stata fortemente voluta dai bambini della terza elementare, quelli col teleobbiettivo! Presto, venite avanti tutti insieme, sono il governatore dei governatori!”

Love yourself: First step

E’ davvero difficile amarsi, non ci sono mai riuscita in realtà e, sinceramente, questa è la mia ultima occasione per imparare a farlo e non restare una fallita per sempre. Non so se chiamarsi fallita a diciannove anni sia poi tanto appropriato ma è così che mi sento, dunque ho deciso di impegnarmi davvero e di documentare ogni giorno come mi sento; mi sono sempre chiesta cosa spinga le persone a scrivere su un blog e rendere pubblici i propri pensieri, tutt’ ora non lo capisco e non comprendo nemmeno me stessa, forse pensare che qualcuno potrebbe leggere ciò che scrivo,mi dà più soddisfazione, in fondo non si fa mai niente per niente.

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D’ accordo, allora iniziamo subito, impostando questi pensieri come diario a un amico.

 

 

Caro Omen,

Spero che dovunque tu sia mi possa sentire e sapere che ti penso e provo molto affetto per te; vorrei raccontarti un pochino di come mi sento e dei miei piccoli drammi interiori. N. mi sta aiutando, mi ama tanto e vorrebbe che anche io mi amassi e mi fidassi di me stessa e so che devo riuscire a dare una svolta alla mia vita e questa è l’ ultima chance che mi dò. Oggi ho di nuovo sfogato il mio malessere sul cibo, mi sono mangiata molta pasta e i cereale, stavo andando così bene eppure non riesco a mangiare sano per più di mezza giornata. Voglio essere felice, produrre qualcosa di buono ed essere sana: devo interrompere la catena di malsanità che passa dai miei nonni ai miei genitori. Non riesco ancora a colmare il vuoto che provo al cuore e, per stare meglio, riempio lo stomaco. Faccio ciò che si chiama “binge eating”, cioè mi abbuffo.

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Non so se riuscirò ad arrivare da qualche parte in poco tempo ma so che, per la prima volta, voglio dare davvero il massimo e ce la farò. Ci sentiamo presto, caro amico mio, spero che ci vedremo anche molto presto, sempre che qualcuno non continui ad infierire; vorrei tanto ricevere una tua risposta; a me, N. e M. manchi molto.

 

 

 

Luv ya.

V.