Paprika, sognando un sogno (パプリカ Papurika )

 

Il sogno è un mondo sconfinato e affascinante, in cui l’ uomo, per sua naturale curiosità, desidera, e infine riesce, ad entrare; questo è il principio che sta alla base di “Paprika, sognando un sogno”: lungometraggio d’animazione giapponese del 2006 scritto, disegnato e diretto dal maestro Satoshi Kon, tratto dall’omonimo romanzo di Yasutaka Tsutsui, presentato in anteprima mondiale alla 63° Mostra internazionale d’ arte cinematografica di Venezia del 2006. Il film è poi uscito nelle sale italiane a partire dal 15 giugno 2007.

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Atsuko Chiba è una psicoterapeuta che cura i traumi dei suoi pazienti, comunicando col loro mondo onirico: la terapia è in grado penetrare i sogni e di esplorare l’inconscio, grazie alla “DC-Mini”; prima ancora di essere brevettato, il congegno viene trafugato e il Dottor Shima, direttore e mentore di Atsuko, imprigionato in un sogno, che influenza la sua coscienza e lo porta a gettarsi da una finestra, non riuscendo più a distinguere la realtà dalla fantasia. Il misterioso nemico è deciso a interferire coi sogni di tutti, a manipolarli e a diventare il re di entrambi gli universi, l’ uso scorretto del DC-Mini può infatti modificare profondamente la psiche del sognatore, rendendola sottomessa alla volontà di chiunque sia capace di interferire coi sogni. Konakawa, un detective, decide di indagare, aiutato da Paprika, alter ego onirico della dottoressa Atsuko, e dal dottor Tokita, il geniale e infantile inventore del prototipo.

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Sogno e realtà, altri mondi e quello che tutti conosciamo sono mischiati magistralmente, in Paprika, a creare paralleli alternativi e coloratissimi, in cui l’occhio si perde e la mente si immerge; il regista è stato in grado di portare lo spettatore a provare la stessa confusione e perdizione che sentono i personaggi, arrivando a vedere la protagonista come colei che, oltre a liberare loro dal mondo onirico, libera anche egli stesso.

 

I personaggi attorno a cui ruotano i fatti sono pochi e tutti molto ben caratterizzati, a prescindere dalla quantità di tempo in cui compaiono; uno dei principali è la signorina Atsuko, molto diversa da Paprika, la quale è vivace ed apparentemente spensierata; infatti ella è seria e riservata e non sogna qualcosa di suo da molto tempo, invece il suo alter ego vive completamente immersa in quei luoghi che a lei sono preclusi. Il dottor Tokita invece sembra un personaggio dalla caratterizzazione semplice: un “mangione” che per puro divertimento ed interesse personale è riuscito a creare un congegno in grado di violare i sogni, senza curarsi degli effetti negativi che questo avrebbe potuto sortire, probabilmente perché lui ed il collega e cosviluppatore Himuro vivevano già immersi in un loro universo, già da prima di inventare la DC-Mini; è quando la dottoressa Chiba mostra un sentimento particolare nei suoi confronti, che anche noi iniziamo a dargli un’ importanza diversa.

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Un altro personaggio fondamentale che ci accompagna nel mistero è il detective Konakawa, che chiede aiuto a Paprika per capire ciò che accade nel suo inconscio: molti dei suoi sogni sono scene di film, nonostante egli sostenga di non amare il cinema, questo dettaglio, apparentemente poco rilevante, sarà in realtà molto importante per la sua guarigione.

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In questa pellicola è inserita anche qualche piccola “chicca”, per tutti i “nerd” ed i cinefili, infatti uno dei personaggi è molto simile ad un altro dell’ universo degli “X-Men”, vi sono inoltre alcune similitudini con “Inception”, film di Christopher Nolan, in cui alcune scene sono riprese, tra cui quella dell’ ascensore che si apre su vari scenari, a seconda del piano, infine sono presenti anche alcuni riferimenti a “Shining”, capolavoro di Stanley Kubrick… vedere per credere!

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“C’erano anche cinque dame, che danzavano sulle note della musica delle rane. Il vortice di carta riciclata era veramente uno spettacolo! Sembrava computer grafica, altroché! A me non piacciono i budini in technicolor e i borghesucci snob, è un fatto risaputo anche in Oceania! Credo sia arrivato il momento di tornare a casa, a contemplare un limpidissimo cielo azzurro. I coriandoli cominceranno a danzare davanti ai cancelli del tempio, il frigorifero e la cassetta postale guideranno il corteo! I controllori delle date di scadenza non fermeranno la parata trionfale, niente e nessuno potrà fermarla! Dovranno inchinarsi davanti alla grandezza dei righelli a triangolo! Sì, perché questa parata è stata fortemente voluta dai bambini della terza elementare, quelli col teleobbiettivo! Presto, venite avanti tutti insieme, sono il governatore dei governatori!”

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It’ just the first page

E’ stato davvero strano, per una volta nella vita sono stata fortunata, la protagonista della mia storia, eppure non me ne sono nemmeno accorta. So che in realtà va molto più di moda la storia triste, in cui i lettori si rispecchiano o si sentono superiori, però la vita vera a volte va anche per il verso giusto e lo sostiene una pessimista convinte, quindi vorrei raccontare di come sono stata benedetta da un amore che desidero con tutto il cuore durerà per sempre. A volte ho paura che finisca o di non amarlo tanto quanto lui mi ama o quanto merita, poi però mi ricordo di quanto lui sia la mia vita e il mio sostegno e di quanto io voglia essere lo stesso per lui.
A chi mai leggerà questo testo, dico che la vita è sempre la stessa: mai idilliaca e funziona soltanto se la si fa funzionare, nonostante tutte le difficoltà, l’ amore non è mai semplice e si fa aspettare, con me ha impiegato cinque anni, prima di farmi visita e lui è il mio primo ragazzo; ognuno ha la propria esperienza di vita ma, per chi lo cerca, arriverà sempre.

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Iniziamo da quest’ estate, da quella festa un po’ sciatta in cui lo vidi per la prima volta: mi piacque subito, lo trovai bellissimo e c’ era qualcosa in lui che mi attraeva, tutt’ ora non saprei dire cosa, né spiegare le sensazioni che mi suscita ogni giorno. Comunque non divaghiamo come gli anziani; quella volta fui colpita da lui ma non tanto da ricordare il suo nome, infatti lo confusi e non lo vidi nemmeno andare via; in seguito ci siamo visti qualche volta e il mio ego aveva iniziato a sperare di piacergli, inoltre il suo più grande amico mi ripeteva che avrebbe lasciato la sua attuale frequentazione per me (sul punto dell’ “altra ragazza” dovrei aprire una parentesi ulteriore, forse ne scriverò in un altro momento) ed io ero davvero felice. La parte della storia più umiliante è avvenuta in due sere, nella prima evitai di baciarlo perché era tanto tempo che non lo facevo ed avevo paura di fare un disastro, come una dodicenne al primo bacio, invece la seconda sera dovetti ubriacarmi prima di riuscire a sfiorare le sue labbra e me ne andai facendo un’ osservazione poco carina sul suo alito; per di più i genitori dell’ amico che ospitava si erano resi conto del mio stato poco lucido.

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Prima del bacio, in un’ altra serata estiva, feci una cosa che in quel momento mi sembrava giusta da fare e di cui mi pentii qualche mese dopo: lo affrontai direttamente, chiedendogli quali fossero le sue intenzioni ed affermando di non volere un flirt e basta; lui si limitò a dire di non avere le idee chiare e, dopo il bacio, sparì per qualche mese. A settembre ho cercato di entrare nella sua vita di nuovo, abbiamo iniziato a mandarci messaggi molto frequenti e io facevo in modo che la conversazione si protraesse, con trucchetti come porgli domande prima di addormentarmi, per poi leggere e ribattere alla sua risposta la mattina dopo; era veramente strano nei miei confronti, stava iniziando ad essere davvero disponibile ad ascoltarmi e sostenermi e ciò mi colpì in modo molto positivo, tuttavia non mi feci alcuna aspettativa in quel momento: sapevo di non essere il suo tipo e che a lui non importasse chi fossi o cosa avessi da dire, infatti non era mai lui ad avere la necessità di scrivermi, facevo sempre io il primo passo, dato che la sua presenza nelle mie giornate mi faceva stare bene. Un importante sviluppo fu il fatto che lui iniziasse a parlarmi di sé ed io pensavo di essere diventata almeno un po’ importante per lui, finché non lo incontrai di nuovo a qualche volta ad alcune feste, in cui fui quasi totalmente ignorata e ciò mi faceva davvero male, continuavo a ripetermi di non fare come con gli altri ragazzi, di non cercare un’ amicizia, quando volevo il loro amore, solo perché non avrei potuto avere altro ruolo nei loro cuori. Ad ottobre ricevetti da lui un due di picche: gli avevo proposto un’ uscita, mi sarebbe andata bene anche una relazione senza impegno o “non seria”, volevo soltanto esistere ai suoi occhi, per un po’, come donna; la risposta fu un semplice “non sono interessato” ed io incassai il colpo, malissimo ma lo superai e decisi di continuare a parlarci, pensando che col tempo avrei rinunciato al desiderio di essere amata da lui, accontentandomi di essergli amica. Continuavamo a chattare ogni giorno e, dopo qualche tempo, iniziai ad azzardare con inviti a casa mia per vederci e stare un po’ insieme a guardare una serie TV di nome “Lucifer”, che guardavamo per una manciata di minuti, per poi interromperla per stuzzicarci un po’, prenderci in giro o farci il solletico, di solito finivamo sul letto matrimoniale e combattere a suon di grucce di peluches marca “Diddle”, ovviamente ho sempre perso io le battaglie. Non era mai successo nulla di spinto tra noi, finché un giorno ci baciammo e lui scoprì che gli piaccio: eravamo sul letto e, dopo qualche morso sul collo, sono risalita per la guancia, fino ad arrivare alle sue labbra e lui mi ha dato un bacio passionale, che mi ha lasciata perplessa, dato che, dopo questo evento, non accadde nient’ altro di particolare per molto tempo, finché lui non espresse un po’ di gelosia nei confronti di una mia vecchia frequentazione, che avrei potuto rivedere. Dopo ciò iniziò ad usare qualche frase dolce e a vederci, in fine abbiamo deciso di iniziare a fare parte stabilmente ed ufficialmente l’ uno della vita dell’ altra.

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Sono una frana con le conclusioni e non voglio certo usare frasi del tipo “non è la fine, è solo l’ inizio”, allora dirò solamente che l’ amore esiste, che non è perfetto o semplice ma vale la pena assaporare ogni attimo, bello o brutto, poiché sono nuove pagine da aggiungere ad una storia, lunga una vita.