KUBO E LA SPADA MAGICA, OVVERO L’ UMANITA’.

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Non battete ciglio, da ora. Prestate attenzione a quello che vedrete e ascolterete, per quanto strano ed insolito a voi sembri. In più vi avverto, se vi muovete, se guardate altrove, se dimenticate una parte del racconto, anche un istante, il nostro eroe di sicuro perirà”.

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Tutto inizia con uno Shamisen ed un canto, capelli neri e la luna che risplende nella notte. Umanità e essenza divina si scontrano, l’ imperfetto si ribella al perfetto, ciò che più conta per entrambe le parti è un bambino di nome Kubo: suo nonno, una divinità chiamata “Re Luna”, rubò un occhio al nipote appena nato, rendendolo parzialmente cieco e il padre e la madre del piccolo decisero di proteggerlo con ogni mezzo, preservare ciò che restava della sua natura umana, dato che gli occhi sono considerati lo strumento attraverso cui filtrano i sentimenti nell’ animo umano, grazie alla loro capacità di osservare e scoprire il mondo. Kubo trascorre gran parte della propria vita fuggendo dalla notte e dalla luna, poiché rischia di essere trovato dal nonno, un sera però viene ritrovato dalle zie, fedeli seguaci del dio, il cui scopo è rubare anche l’ altro occhio; il ragazzo ha tuttavia due guardiani che decidono di aiutarlo a recuperare i tre pezzi dell’ armatura del padre, affinché il Re Luna possa essere sconfitto e Kubo possa tornare ad essere al sicuro.

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Ciò che mette in pericolo Kubo e che lo salva allo stesso tempo è la memoria, nel primo caso il ragazzo viene scoperto poiché si intrattiene al festival delle lanterne, che consiste nel portare lanterne sulla tomba dei propri cari, quando questa si illumina significa che il caro è tornato per parlare coi vivi e, in seguito, questi viene aiutato a tornare nell’ aldilà portando le lanterne al fiume vicino, che trasporterà le anime. Kubo riesce invece a salvarsi non grazie all’ armatura e alla spada che è riuscito a trovare ma attraverso il potere dei ricordi e dell’ amore dei genitori, che si sacrificano per lui e gli donano un frammento di loro stessi, tradotto in un capello della madre e nella corda dell’ arco del padre, che sostituiscono le corde rotte del suo magico Shamisen, insieme al proprio capello; grazie all’ amore familiare e ai ricordi, egli riesce a sconfiggere il nonno, trasmettendogli la capacità di essere imperfetto e provare sentimenti.

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Non manca mai di stupirmi quanto le creature quaggiù lottino tanto, solo per morire un altro giorno”. quaggiù ci sono giorni per cui vale lottare”.

E’ affascinante come l’ uomo tenda alla perfezione ma non la raggiunga e se ne disperi, ciò che glie la preclude sono i sentimenti, poiché questi sono sì il motore che spinge alla continua ricerca del miglioramento ma se entrano in gioco e sono incontrollabili, portano fuori strada e a ferire gli altri e se stessi. Nonostante ciò, quando i propri sentimenti, dunque l’ imperfezione, che si traduce nella figura stessa dell’ essere umano, viene messa in discussione, esso lotti con tutte le sue forze pur di preservare il suo essere, proprio come Kubo: il nonno non ha intenzione di fargli del male, bensì di renderlo cieco e perfetto come lui, in modo da riuscire a dargli una vita priva di sofferenze, in seguito anch’ egli proverà ciò che vuol dire umanità, grazie alla forza dei ricordi, godrà dei pregi di esserlo e verrà aiutato nei momenti difficili da coloro che disprezzava; “In tutte le lingue del mondo esiste questo adagio: “Ciò che gli occhi non vedono, il cuore non sente”. Ebbene, io affermo che non c’è niente di più falso. Quanto più lontani stanno, tanto più vicino al cuore sono i sentimenti che cerchiamo di soffocare e dimenticare.” Paulo coelho.

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Più cerchiamo di estirpare la nostra natura e più essa torna prepotentemente ad imporsi su ogni progetto e calcolo.

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Scream it loud

Perché è così che ti sento:

pelle nuda sulla mia.

E’ più che sesso

più che averti dentro

più che godere.

Sono ansimi che si mischiano,

lacrime svestite

e voglia di rifarlo ogni minuto.

 

Tanta voglia,

che riempie la testa

e le dita che mi toccano.

Non sarà mai come averti addosso,

è una cassetta che si consuma

ogni volta che la guardo,

una sensazione che voglio sempre viva ed ardente in mè.

 

 

E’ morbosità

E’ attrito

E’ dolore nello stomaco

E’ Fenice e Angelo e Demone e Dio.

 

 

Siamo la fine e l’ inizio

noi non siamo vita,

noi creiamo vita.

teardrops

Sarà la gelosia folle che si impossessa dei miei respiri, disperdendoli o forse la tristezza di non averti mio e mio soltanto ma non mi piaccio. Eppure mi piaccio lo stesso, eppure mi piaci, anche se mi ferisci a morte ogni volta che guardi l’ altra persona, che la pensi o ne parli. Sono io quella esterna a voi due, lo so: il destino me lo ricorda sempre con le sue tante coincidenze che vi legano e sminuiscono me ed il mio amore per te; non lo accetto e piango ogni mia lacrima, finché vorrei piangere ma non ne ho più. Poi c’è lui, che vive solo per te e chiama comunque me, mi vuole ma ti vuole di più, mi evita o isola ma mi cerca ed è tutto così confuso dentro che vorrei soltanto dormire, sognare quelle avventure sconclusionate, spaventose e piene di sesso e morte, che tanto sembrano più ordinate e confortanti. E piango, piango ancora, finisco le lacrime e allora piango solo con la voce, mi ricarico e le finisco di nuovo e tu non lo sai, non ci sei quando lo faccio, non ci sei quando la mia crisi tocca il culmine: arrivi sempre quel momento dopo e tutto è già finito o sono sfinita. Dove sei adesso? Perché non mi hai risposto ad affermazioni per me tanto importanti e sei fuggito? Non torni più? Hai detto che ti manco, che mi ami, adesso non sei qui a dimostrarmelo. Tornerai ed eviterai di parlare chiaro e di parlare di ciò che ti ho detto e che per me è tanto importante ed io non so se avrò la forza di chiederti una risposta. Non ci sei ed il tempo passa, le lancette segnano il tempo che abbiamo a disposizione noi due e tu lo stai sprecando.

Scream and cry

Quando urlò al cielo che il loro dio fosse dannato, cadde dalle stelle un rubino.Esso era il sangue della voglia di vivere, gli occhi del pregiudizio e le zanne della solitudine. Il ragazzo non aveva scelto di diventare un mostro, di essere torturato e distrutto. Perché doveva vivere se non lo aveva chiesto, per di più soffrendo? Che il loro Dio fosse maledetto, le stupide credenze fottute dalla verità, e alle preghiere? A renderle vane ci avrebbe pensato lui, “l’istinto”.

I don’ t know

“Amore, adesso mi trovo tra sogno e realtà, mi parli coi tuoi gesti ed io muoio qui, con te, per te”.
“Quanto sei banale? Ti ispiri a Romeo e Giulietta per guadagnare soldi, un premio o chissà cos’altro, perché? Sai, ho pianto disperatamente, poiché mi dicono che sono ingrata: a chi mi ha dato le proprie vite per crescermi, non ho fatto nemmeno una telefonata.”
“Come sei stupida, e critichi me perché mi ispiro alla storia d’ amore più bella di tutti i tempi? Parlando dal punto di vista dei personaggi, loro le vite se le sono offerte a vicenda, il loro amore era molto forte e tu? Nemmeno una telefonata a chi si prende cura di te.”
“Non ho chiamato solo un giorno, e mi hanno rimproverata, ho saltato solo un giorno, in cui avrebbero potuto contattarmi quelle persone.”
“Quindi?”
“Guardando i fatti dall’ottica dei personaggi cui ti ispiri… Se Romeo e Giulietta fossero esistiti davvero, come faresti a sapere che si sono uccisi per amore? Come sapresti che lui non l’ha trafitta e che lei gli ha dato un bacio, col veleno sulle labbra? Non potresti saperlo, tutto potrebbe essere costruito per rifilarti una storiella imbecille e inverosimile. Come fai a sapere perché non ho fatto la telefonata? Ho sbagliato a criticarti: riflettendoci, non conosco le tue ragioni per scrivere l’ennesimo libro sui due giovani morti di Verona.
“Ecco, brava, scusati e tornatene da dove sei venuta”
“Io so di non sapere, io so di non avere quel libro nella mia libreria e tu pensi di averlo e non lo hai, se sei davvero intelligente e degno di capire ciò che ti ho appena detto, allora torno da dove sono venuta, altrimenti, me ne vado perché tu non meriti di parlare con me e che io ti conceda il mio intelletto.”

Rialzarsi sempre

Chiedo perdono a dio, al mio Dio, alla mia consolazione, al mio rifugio. Chiedo perdono al mio cervello, che ama vagare e creare mondi nuovi, “e gli orizzonti perduti non ritornano mai” è vero. Chiedo spesso di poter tornare indietro a quando stavo peggio, non avevo felicità ma solo depressione e apatia, tuttavia avevo certezze: avevo la certezza di essere io con me stessa, che non mi sarei mai tradita, che le mie fantasie sarebbero rimaste e che sarei rimasta “piccola per sempre”. Chiedo perdono al mio Dio perché continuo a tradirmi, perché mi prometto di migliorare, cambiare, FARE, invece sono sempre qui, tra otium sine dignitatae e vergogna per come sono. “E’ facile, se lo vuoi fare lo fai, basta farlo! Non dire non posso: sono tutte scuse, solo modi per nascondersi dietro un dito, solo stupide scuse” Beh io ci provo ma continuo a trovare mani che vogliono tirarmi giù e stupide sabbie mobili, in cui per evitare di affondare è meglio stare fermi. Chiedo scusa, io non ci riesco, io sono debole, mi dispiace di tradirmi, mi dispiace di tradire il mio Dio, il mio alter ego. Chiedo scusa, perché so che tanto nessuno leggerà ciò che scrivo, che tanto sono parole al vento e che aprire una pagina è stata una cosa stupida, lo sapevo ma ci provo e ci proverò a continuare a scrivere. “Che bei presupposti per iniziare” meglio essere sinceri che in questo mondo o ti danno una piccola spinta o non vai da nessuna parte. Chiedo scusa perché l’unica parte di me che va avanti è quella più miserabile, quella che si aggrappa al nulla e spera di tirarci fuori un diamante. Sul serio, questo bisogno ossessivo degli altri, di una SICUREZZA, di un luogo chiuso e sigillato solo per me che mi protegga. Faccio pena, non produco nulla, fuggo e basta. Chiedo scusa perché mi abbattono e mi auto abbatto ma ci riprovo a rialzarmi, chiedo scusa a quel fottuto demonio che mi spezza le gambe ma che non riesce mai a tagliarle.

Regrets

fissando lo schermo, alla ricerca di qualcosa di intelligente da scrivere, mi è venuto in mente che un giorno chiesi un segno, un indizio che mi avrebbe fatto capire che saremmo stati insieme. Quel segno è arrivato proprio il giorno dopo ed è stata una vera “figata”, sembrava un film. Il lieto fine? Sono sola a scrivere di questo in camera, guardando C:S:I New York, il finale è aperto, di libera interpretazione. Io mi chiedo allora perché il famoso segno l’ho ricevuto, se poi è stata tutta un’illusione? Non so che dire, forse non era un indizio o non era destino ma solo un caso… Il fatto è questo: quel giorno su quell’autobus vorrei non esserci mai salita.